Scritto di notte
rivista di divulgazione culturale

Fasc. 005·27·09·2026

Ad Altamont, davanti al palco dei Rolling Stones, finirono gli anni Sessanta

Un concerto gratuito pensato come la Woodstock della costa ovest si trasformò in poche ore in una delle giornate più violente della storia del rock. Cosa andò storto, e perché quella pista di corse in California è rimasta un simbolo.

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Il palco è alto poco più di un metro, la folla lo preme da ogni lato, e sotto quel metro scarso di legno ci sono uomini con giubbotti di pelle, catene e mazze da biliardo che si muovono tra la gente come se il concerto fosse loro. È il pomeriggio del 6 dicembre 1969, in una pista di corse per auto ad Altamont, in California, e i Rolling Stones stanno per scoprire che la festa gratuita organizzata per chiudere in bellezza il loro tour americano si è trasformata in qualcosa che nessuno, sul palco o fuori, riesce più a controllare.

Una Woodstock che non fu mai Woodstock

L'idea era semplice, quasi ingenua: replicare lo spirito di Woodstock, il grande raduno pacifico dell'agosto precedente, con un concerto gratuito che avrebbe coronato la tournée americana dei Rolling Stones. In cartellone c'erano Santana, Jefferson Airplane, i Flying Burrito Brothers, Crosby, Stills, Nash & Young. Anche i Grateful Dead, che conoscevano bene la scena delle feste gratuite in California, avevano collaborato all'organizzazione, ma si tirarono indietro proprio nelle ore prima del concerto, spaventati da quello che stavano vedendo.

Perché la logistica, fin dall'inizio, fu un disastro. La sede del concerto cambiò più volte in pochi giorni: prima il Golden Gate Park, poi il Sears Point Raceway, infine, con meno di ventiquattr'ore di preavviso, la pista di Altamont Speedway. Il palco venne montato in fretta e furia, troppo basso, senza vere barriere di sicurezza. E per gestire una folla stimata in circa trecentomila persone, gli organizzatori scelsero una soluzione che sarebbe passata alla storia come uno degli errori più gravi mai commessi nella gestione di un evento musicale: affidare la sicurezza agli Hells Angels, il club motociclistico tristemente noto per la sua violenza, pagati (secondo il racconto più diffuso) in birra.

La tensione che sale, un pugno dopo l'altro

Già durante l'esibizione dei Jefferson Airplane la situazione degenerò: il cantante Marty Balin fu colpito e steso da un Hells Angel che si era lanciato nella folla per fermare quello che considerava un disordine. Il gruppo continuò a suonare, ma l'atmosfera era già cambiata. Non era più un raduno di pace e amore: era una folla stanca, drogata, spaventata, tenuta a freno da uomini che non avevano nessuna intenzione di fare da steward gentili.

Quando, con ore di ritardo, i Rolling Stones salirono finalmente sul palco al calare del sole, Mick Jagger si accorse subito che qualcosa non andava. Fermò più volte la musica per chiedere calma, con un tono che oscillava tra l'esasperazione e la paura. Ma ogni pausa sembrava solo rimandare l'inevitabile.

Il momento in cui la festa si spezzò

Fu durante l'esecuzione del brano Under My Thumb che accadde quanto la giornata aveva minacciato fin dal mattino. Meredith Hunter, diciottenne afroamericano, si trovava vicino al palco con la sua ragazza. Secondo le ricostruzioni e le immagini riprese quel giorno, Hunter fu spinto e colpito dagli Hells Angels; a un certo punto estrasse una pistola. Fu allora che Alan Passaro, uno degli Hells Angels di servizio, lo colpì più volte con un coltello. Hunter morì poco dopo. Passaro venne processato per omicidio l'anno seguente e assolto: la giuria ritenne che avesse agito per legittima difesa, anche sulla base delle pellicole che documentavano la scena.

Perché quella scena esiste su pellicola è un capitolo a parte della storia di Altamont. Il concerto era filmato per un documentario, Gimme Shelter, diretto da Albert e David Maysles insieme a Charlotte Zwerin, pensato in origine per celebrare il tour trionfale della band. Il film, uscito nel 1970, si trasformò invece nel racconto più crudo e diretto di come le cose fossero andate storte: mostra persino Jagger, mesi dopo, seduto in sala di montaggio a guardare e riguardare, fotogramma per fotogramma, l'istante dell'accoltellamento.

Meredith Hunter non fu l'unica vittima di quella giornata. Altre due persone morirono investite da un'auto in un incidente separato, e una quarta si annegò in un canale d'irrigazione vicino alla pista, in circostanze legate all'uso di droghe. Quattro morti in poche ore, in un evento pensato come festa collettiva.

Un simbolo, forse fin troppo comodo

Nei mesi successivi Altamont divenne, nella narrazione giornalistica e poi in quella storica, la data simbolica in cui "morirono gli anni Sessanta": la fine ideale, appena quattro mesi dopo Woodstock, dell'illusione che musica, pace e comunità potessessero bastare a tenere insieme una generazione. È una lettura potente, ripetuta migliaia di volte, ma anche parzialmente leggendaria: gli storici della musica ricordano che i problemi sociali e le tensioni di quegli anni non nacquero e non finirono in un pomeriggio di dicembre, e che ridurre un decennio complesso a un singolo concerto è una semplificazione seducente quanto imprecisa.

Resta però un fatto difficile da liquidare: i Rolling Stones, che il giorno prima avevano pubblicato l'album Let It Bleed, si trovarono loro malgrado protagonisti non di un trionfo, ma del funerale di un'epoca. E quel palco basso, sommerso dalla folla, resta una delle immagini più nitide di quanto in fretta un sogno collettivo possa incrinarsi, quando nessuno, sul momento, riesce più a fermarlo.

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