Fasc. 013·05·09·2026
Frank Abagnale si è inventato anche l'impostore che diceva di essere stato
Per quarant'anni il mondo ha creduto alla storia di un ragazzo capace di farsi pilota, medico e avvocato solo con un sorriso e una divisa presa in prestito. Poi qualcuno è andato a controllare i documenti.
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Nel 1980 un giovane uomo con la faccia da bravo ragazzo si siede davanti a un ghostwriter e comincia a raccontare la sua vita. Dice di aver pilotato aerei della Pan Am senza avere un brevetto, di aver diretto un reparto di pediatria in Georgia senza una laurea in medicina, di aver lavorato come assistente del procuratore generale della Louisiana senza aver mai messo piede in una facoltà di legge. Dice di aver incassato assegni falsi per milioni di dollari, di essere evaso di prigione infilandosi tra le crepe del sistema, di essere stato inseguito per anni da un agente dell'FBI ostinato quanto lui. Il libro si chiama Catch Me If You Can. Diventerà un bestseller, poi un film di Steven Spielberg con Leonardo DiCaprio e Tom Hanks, poi un musical di Broadway. Diventerà, soprattutto, il mito fondativo di un'intera industria: quella dei consulenti sulla sicurezza informatica e finanziaria, di cui lo stesso Frank Abagnale sarà per decenni il volto più pagato.
C'è solo un problema, ed è emerso con forza solo negli ultimi anni: quasi nessuna parte verificabile di quella storia regge a un controllo storico.
Un giornalista, un archivio, una vita da rifare
Il nome che ha messo in crisi la leggenda è quello di Alan C. Logan, giornalista e ricercatore che ha passato oltre un decennio a scavare tra archivi giudiziari, articoli di giornale d'epoca, atti di tribunale e registri scolastici degli Stati Uniti per ricostruire, punto per punto, che cosa Frank Abagnale avesse davvero fatto tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Il risultato, pubblicato nel 2020 nel libro The Greatest Hoax on Earth, è una demolizione sistematica: nessuna traccia di un impiego come pilota, nessuna traccia di una laurea in medicina falsificata con tanto di reparto ospedaliero diretto, nessuna evasione rocambolesca da un aereo in decollo. Abagnale, secondo questa ricostruzione, fu davvero un piccolo truffatore di assegni, arrestato in più occasioni tra la Louisiana e altri stati; ma la scala e la varietà delle sue imprese sarebbero state, in larga parte, un'invenzione successiva, costruita ad arte quando l'ex detenuto capì che la sua storia poteva valere molto di più raccontata come un'epopea che come una serie di piccoli reati da recidivo.
Persino il rapporto con l'FBI, pilastro narrativo del libro e del film, viene ridimensionato: non ci sarebbe stata alcuna caccia durata anni con un agente dedicato, ma un fascicolo ordinario tra tanti. E la stessa collaborazione che Abagnale avrebbe poi offerto al Bureau come "consulente" sui reati finanziari, quella che gli avrebbe garantito per decenni un accesso privilegiato a conferenze, aule universitarie e cene aziendali da migliaia di dollari a serata, risulterebbe assai più informale e meno ufficiale di quanto lasciato intendere per anni.
Come si costruisce (e si vende) un'identità
Catch Me If You Can funziona, in fondo, come una perfetta messa in scena di ciò che racconta: un uomo che cambia identità per ottenere fiducia e denaro, solo che qui l'identità cambiata non è quella di un pilota o di un medico, è quella di "il più grande truffatore mai esistito, oggi pentito e dalla parte della legge". È un'identità che ha reso Abagnale un conferenziere richiestissimo, autore di libri sulla sicurezza, testimone in udienze del Congresso, consulente per banche e assicurazioni. Ironia della sorte, o forse logica stringente: se davvero le sue imprese giovanili furono in gran parte inventate, l'ultima e più redditizia truffa di Frank Abagnale potrebbe essere stata proprio il personaggio di Frank Abagnale.
Va detto con onestà che alcuni dettagli restano oggetto di discussione anche dopo le ricerche di Logan: alcuni testimoni citati nei suoi articoli confermano frammenti della vulgata originale, e la stessa FBI, interpellata nel corso degli anni da diversi giornalisti, ha dato risposte caute, mai una piena conferma né una smentita totale. Abagnale, dal canto suo, ha sempre respinto pubblicamente le accuse di aver mentito, sostenendo che i dettagli contestati fossero questioni di sfumatura o di memoria, non di invenzione. Non esiste, insomma, una sentenza definitiva: esiste una massa crescente di prove documentali che rende la versione ufficiale sempre più difficile da sostenere così com'è stata raccontata per quarant'anni.
Il paradosso di un bugiardo che racconta bugie sulle bugie
C'è qualcosa di quasi elegante, e insieme vertiginoso, nel fatto che la vicenda più citata al mondo per spiegare quanto sia facile ingannare gli altri sia essa stessa, probabilmente, un inganno. Per decenni Catch Me If You Can è stato usato nei corsi di formazione aziendale come esempio di quanto la fiducia sia vulnerabile, di quanto basti un'uniforme, un tono di voce sicuro, una divisa presa in prestito, per aprire porte che dovrebbero restare chiuse. Se la storia in sé è in parte fabbricata, la sua lezione più profonda resta comunque intatta, forse addirittura rafforzata: non solo un impostore può ingannare un aeroporto o un ospedale, un impostore può ingannare il mondo intero per mezzo secolo, con la complicità silenziosa di editori, produttori cinematografici e migliaia di persone pagate profumatamente per ripetere la sua versione senza controllarla.
Resta una domanda che nessun archivio potrà mai chiudere del tutto: quando un uomo passa la vita a raccontare di essere stato un impostore, a quale altezza smette di esserlo davvero e comincia soltanto a interpretare, sempre meglio, la parte di se stesso?
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