Scritto di notte
rivista di divulgazione culturale

Fasc. 009·01·10·2026

Lars Ulrich e i 335.000 nomi che consegnò a Napster

Nella primavera del 2000 un camion si ferma davanti alla sede di Napster, a San Mateo: dentro ci sono le prove di una guerra che deciderà il futuro della musica digitale.

Nel febbraio del 2000 una radio di Los Angeles manda in onda un brano che nessuno dovrebbe ancora conoscere: I Disappear, il nuovo pezzo dei Metallica scritto per la colonna sonora di Mission: Impossible II. Il disco non è nei negozi, non è stato annunciato, eppure qualcuno lo sta ascoltando alla radio mentre fa colazione. La band fa qualche telefonata e scopre la fonte: un file musicale che circola da settimane su una rete che si chiama Napster, inventata da un diciannovenne di nome Shawn Fanning.

È l'inizio della fine di un'epoca e, insieme, l'inizio di un'altra.

Un software scritto in un dormitorio

Napster nasce nell'autunno del 1999 nella stanza di un college di Boston. Fanning, che aveva lasciato gli studi alla Northeastern University, insieme allo zio John e a un socio poco più grande di lui, Sean Parker, costruisce un programma semplice: permette a chiunque di cercare un brano nel computer di un altro utente collegato e scaricarlo direttamente, senza passare da un server centrale che conservi i file. Il protocollo si chiama peer to peer, e nel 1999 è quasi un'idea di nicchia. In pochi mesi diventa un fenomeno: milioni di studenti universitari, con le connessioni rapide dei campus americani, iniziano a riempirsi il disco fisso di canzoni che fino ad allora si potevano solo comprare.

Per l'industria discografica è un terremoto silenzioso. La RIAA, l'associazione che riunisce le etichette americane, fa causa a Napster già nel dicembre 1999. Ma è la causa dei Metallica, depositata il 13 aprile del 2000, a dare al caso un volto e una voce: quella di Lars Ulrich, il batterista della band, che diventa il simbolo (per alcuni l'eroe, per molti il nemico) della resistenza del vecchio sistema.

"Noi non siamo contro Internet"

Ulrich, insieme al chitarrista James Hetfield, accusa Napster non solo di aver diffuso I Disappear prima della pubblicazione, ma di permettere la distribuzione gratuita dell'intero catalogo della band. Secondo l'inchiesta commissionata dai Metallica a una società specializzata, in un solo weekend oltre un milione di persone avevano scaricato canzoni della band attraverso la rete. La causa coinvolge, oltre a Napster, anche alcune università americane (tra cui Yale, la University of Southern California e la Indiana University) che non avevano bloccato l'uso del programma sulle reti dei campus.

Il momento che resta scolpito nella memoria collettiva arriva il 3 maggio 2000: davanti alla sede di Napster, a San Mateo, in California, si ferma un camion. Dentro ci sono scatole piene di fogli stampati con i nomi, secondo i resoconti dell'epoca oltre 335.000, degli utenti che avevano scaricato musica dei Metallica. Ulrich li consegna di persona, chiedendo che quegli utenti vengano espulsi dal servizio. È un'immagine potente e scomoda insieme: una rockstar milionaria che chiede l'esclusione di centinaia di migliaia di fan.

Due mesi dopo, l'11 luglio 2000, Ulrich si presenta davanti al Senato degli Stati Uniti, alla commissione giudiziaria, per difendere il diritto degli artisti a essere pagati per il proprio lavoro. Nella stessa audizione, a sostenere Napster, parla Chuck D dei Public Enemy, convinto che la rete sia invece un'opportunità per gli artisti indipendenti di raggiungere un pubblico senza passare dalle etichette. Il contrasto tra le due posizioni, da allora, non si è mai davvero chiuso: libertà di accesso alla cultura contro diritto d'autore, democrazia della rete contro remunerazione del lavoro creativo.

La fine di Napster, l'inizio di tutto il resto

Sul piano legale, a pesare di più è la causa della RIAA, non quella dei Metallica: nel febbraio 2001 la Corte d'Appello del Nono Circuito conferma che Napster è responsabile di violazione del diritto d'autore, sia direttamente sia per aver consentito ad altri di farlo. Il giudice impone all'azienda di filtrare i brani protetti; Napster, incapace di farlo in modo efficace, chiude i battenti nel luglio 2001. L'anno seguente dichiara bancarotta. Il nome verrà poi rilevato più volte e trasformato in un servizio di streaming legale, lontanissimo parente di quello originale.

I Metallica, nel frattempo, avevano già raggiunto un accordo separato con l'azienda qualche mese prima della chiusura. Ma il danno d'immagine per la band è enorme e duraturo: per una parte di una generazione di ascoltatori, soprattutto i più giovani cresciuti con l'MP3, Ulrich resta per anni "quello che odiava i fan". Non a caso, nello stesso 2000, la serie South Park dedica alla band un episodio che la ridicolizza: segno che la vicenda era già entrata nella cultura popolare prima ancora di concludersi nei tribunali.

Guardata vent'anni dopo, però, la causa Metallica contro Napster appare meno una battaglia vinta o persa e più uno spartiacque. Ha costretto l'industria discografica a fare i conti con un cambiamento che non si poteva più fermare, ma che forse si poteva incanalare: pochi anni dopo arriveranno iTunes Store, e poi Spotify, costruiti proprio sull'idea, impensabile nel 2000, che si potesse offrire comodità e legalità insieme, invece di dover scegliere tra le due.

Resta però una domanda che quella vicenda ha lasciato aperta, e che lo streaming non ha mai davvero risolto: chi viene pagato, oggi, per il lavoro di chi scrive e suona una canzone, e quanto.

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