Scritto di notte
rivista di divulgazione culturale

Fasc. 056·19·10·2026

Meucci, il telefono perso per dieci dollari e ritrovato in Congresso nel 2002

Nel seminterrato di una casa di Staten Island, un inventore fiorentino usa fili e membrane di pelle per far arrivare la propria voce alla moglie malata, due piani più in alto. Decenni dopo, a riaprire quella storia sarà un voto a Washington.

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Ester non può scendere le scale. Da anni i reumatismi le hanno tolto l'uso delle gambe, e la casa di legno a Clifton, su Staten Island, è piena di piani che per lei sono diventati irraggiungibili. Così suo marito, quando è chiuso nel laboratorio del seminterrato a lavorare fino a tarda notte, ha trovato un modo per restare in contatto: un filo elettrico collegato a due rudimentali ricevitori, uno vicino al letto di lei, uno sul suo banco da lavoro. Lui si chiama Antonio Meucci, è fiorentino, ed è il 1856 o giù di lì quando comincia a chiamare quell'oggetto teletrofono.

Un tecnico di teatro con il pallino dell'elettricità

Meucci era nato a Firenze nel 1808 e aveva studiato all'Accademia di Belle Arti, dove si era specializzato in chimica e meccanica applicate alla scena. Al Teatro della Pergola lavorava come macchinista e scenografo, e lì si era imbattuto in un problema molto concreto: come far comunicare, durante lo spettacolo, chi stava dietro le quinte con chi stava sul palco o in platea, senza che il pubblico se ne accorgesse. Aveva risolto il problema con tubi acustici nascosti nelle pareti del teatro, un'esperienza che gli sarebbe tornata utile molti anni dopo, su un continente diverso.

Nel 1835 si era trasferito all'Avana, al Gran Teatro Tacón, portandosi dietro la stessa curiosità per i fenomeni elettrici: a Cuba sperimentò persino cure a base di elettricità per alleviare dolori reumatici, gli stessi che poi avrebbero colpito la moglie. Nel 1850 la coppia emigrò negli Stati Uniti e si stabilì a Staten Island, dove Meucci aprì una fabbrica di candele per mantenersi mentre, nel tempo libero, continuava a perfezionare i suoi apparecchi per la trasmissione della voce a distanza.

Il brevetto che costava troppo

Per quasi vent'anni Meucci costruì decine di versioni del suo teletrofono, collegando stanze diverse della casa e, secondo alcune testimonianze di amici e vicini, arrivando a mettere in comunicazione punti distanti centinaia di metri. Non aveva però né i mezzi né, forse, la piena consapevolezza commerciale per trasformare quelle invenzioni in un business. Nel 1871 un'esplosione a bordo del traghetto Westfield, nel porto di New York, lo ferì gravemente e lo costrinse a spese mediche che prosciugarono i pochi risparmi della famiglia.

Fu in quelle condizioni che, nel dicembre di quello stesso anno, Meucci depositò presso l'ufficio brevetti americano un caveat: non un brevetto vero e proprio, ma una dichiarazione d'intenti che costava molto meno (circa dieci dollari) e che andava rinnovata ogni anno per restare valida. Lo rinnovò nel 1872 e nel 1873. Nel 1874, povero e senza più nessuno disposto ad anticipargli la somma, lasciò che scadesse. Circolano anche racconti, difficili da verificare con certezza, secondo cui un modello e alcuni documenti consegnati agli uffici della Western Union sarebbero andati perduti: è uno dei punti più controversi di questa storia, che gli estimatori di Meucci citano come prova di un sabotaggio e che gli storici più cauti considerano non dimostrato.

Bell, la causa e un Congresso che vota 113 anni dopo

Nel 1876 Alexander Graham Bell depositò il proprio brevetto per il telefono e nel giro di pochi anni diventò una delle figure più celebri della tecnologia americana, fondando la società che sarebbe diventata la Bell Telephone Company. Meucci, ormai anziano e malato, si convinse di essere stato scavalcato e nel 1885 intentò causa, sostenuto dalla piccola Globe Telephone Company, accusando Bell e i suoi socî di aver avuto accesso ai suoi disegni. Il governo federale arrivò persino ad avviare un procedimento separato per presunta frode nel brevetto di Bell, un procedimento che secondo diversi osservatori dell'epoca stava raccogliendo prove solide. Ma la giustizia non fece in tempo: Meucci morì nel 1889, povero com'era vissuto, e la causa si spense da sola quando, nel 1893, il brevetto di Bell arrivò comunque a scadenza naturale, rendendo la questione legalmente irrilevante.

Per più di un secolo la vicenda restò un aneddoto per appassionati di storia della tecnica, tenuto vivo soprattutto dalla comunità italoamericana di New York e dal piccolo museo allestito nella sua casa di Staten Island (oggi noto come Garibaldi-Meucci Museum, perché lì visse per un periodo anche Giuseppe Garibaldi). Poi, l'11 giugno 2002, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti approvò la risoluzione 269, promossa dal deputato di Staten Island Vito Fossella: il testo riconosceva che «il lavoro di Antonio Meucci nell'invenzione del telefono dovrebbe essere riconosciuto» e invitava a ricordarlo accanto a Bell nella storia della telefonia.

Va detto con chiarezza, perché è un punto spesso travisato dalle cronache entusiaste: la risoluzione non dichiarava Meucci l'unico o il vero inventore del telefono, né aveva alcun valore legale o scientifico vincolante. Era un atto politico e simbolico, ottenuto anche grazie a una intensa attività di lobbying delle associazioni italoamericane, e arrivò in un momento in cui proprio gli Stati Uniti stavano discutendo pubblicamente delle ombre sul brevetto Bell. Non a caso la risposta non si fece attendere: pochi giorni dopo, la Camera dei Comuni canadese approvò a sua volta una mozione che ribadiva Bell, cittadino canadese d'adozione, come «inventore del telefono», segno di quanto quella targa di riconoscimento fosse diventata, più che una questione di laboratorio, una questione di orgoglio nazionale.

«Il lavoro di Antonio Meucci nell'invenzione del telefono dovrebbe essere riconosciuto.»

Oggi, nel seminterrato di quella casa su Staten Island, si può ancora vedere una ricostruzione del teletrofono: fili, membrane, un imbuto di metallo. Nessuno sa con certezza quanto quella voce, trasmessa di notte tra un marito e una moglie immobilizzata dal dolore, sia davvero all'origine del telefono che oggi teniamo in tasca. Ma resta, insieme al resto, la domanda più scomoda di tutte: quante invenzioni sono rimaste senza nome soltanto perché a qualcuno, un anno, sono mancati dieci dollari.

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