Scritto di notte
rivista di divulgazione culturale

Fasc. 015·07·10·2026

Quarantadue minuti sul tetto di Savile Row: l'ultimo concerto dei Beatles

Il 30 gennaio 1969 quattro uomini salirono su un tetto di Londra con gli amplificatori e una telecamera nascosta. Nessuno, nemmeno loro, sapeva che non si sarebbero mai più esibiti insieme davanti a un pubblico.

Alle 12:30 di giovedì 30 gennaio 1969 un fotografo che passeggiava per Savile Row, nel cuore di Londra, sentì una musica arrivare da sopra la sua testa. Alzò lo sguardo e vide quattro uomini in piedi sul tetto di un palazzo a cinque piani, avvolti nel vento gelido di gennaio, che suonavano come se fossero su un palco. Erano John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr. Era l'ultima volta che i Beatles si esibivano insieme davanti a un pubblico, anche se quel pubblico non lo sapeva e, in un certo senso, nemmeno loro.

Un disco nato da una crisi

Tutto era cominciato come un progetto quasi disperato. All'inizio di gennaio, il gruppo si era chiuso nei freddi e spogli studi cinematografici di Twickenham per registrare un nuovo album, provvisoriamente intitolato Get Back, con l'idea di tornare a un suono semplice, suonato dal vivo, senza le sovraincisioni elaborate di Sgt. Pepper's e del cosiddetto White Album. Il regista Michael Lindsay-Hogg filmava tutto per un documentario televisivo che avrebbe dovuto culminare in un concerto dal vivo, il primo dei Beatles dal 1966.

Le sedute furono tese fin dall'inizio. Le telecamere accese dalle otto del mattino, la mancanza di un pubblico vero davanti a cui suonare, le tensioni economiche legate alla gestione della Apple e i dissapori personali tra i membri del gruppo crearono un clima pesante. Il 10 gennaio George Harrison lasciò la stanza dicendo semplicemente che se ne andava dal gruppo, e per qualche giorno i Beatles furono, di fatto, tre. Tornò pochi giorni dopo, ma a condizioni precise: niente più Twickenham, e niente più grande concerto pubblico in un luogo esotico, come alcuni avevano proposto (un anfiteatro romano in Tunisia, una nave, persino un ospedale psichiatrico, idea lanciata un po' per provocazione da Lennon). Il lavoro si trasferì nello studio appena allestito nel sottosuolo della sede della Apple, al numero 3 di Savile Row.

Il piano B diventa un tetto

Senza più un concerto vero all'orizzonte, restava il problema di come chiudere il film. Qualcuno nella troupe fece notare che l'edificio della Apple aveva un tetto praticabile, con vista su un reticolo di uffici, sartorie d'alta moda (Savile Row è la via storica dei sarti su misura di Londra) e tetti di Mayfair. Bastava portare su gli amplificatori, far scendere i cavi nello studio sottostante e filmare. Nessun biglietto, nessun annuncio, nessun pubblico pagante: solo chi si fosse trovato a passare di lì in quel momento.

La decisione fu presa quasi all'ultimo momento, e con una certa riluttanza da parte di Harrison e Starr, meno convinti dell'idea rispetto a McCartney, che era da tempo il più favorevole a un ritorno dal vivo. Il giorno scelto fu quello, un giovedì di gennaio con una temperatura vicina allo zero. Ringo Starr indossò l'impermeabile rosso della moglie Maureen perché faceva troppo freddo per stare alla batteria senza una giacca pesante addosso; John Lennon si mise un cappotto di pelliccia preso in prestito da Yoko Ono, seduta poco distante.

Il freddo, Billy Preston e la polizia

Con loro, al pianoforte elettrico, c'era Billy Preston, tastierista americano che il gruppo aveva conosciuto anni prima e richiamato in sala poche settimane prima proprio per sciogliere la tensione tra i quattro: la sua presenza, raccontò poi più di un testimone delle session, aveva reso l'atmosfera più leggera. Il set, poco meno di tre quarti d'ora, fu in realtà una serie di riprese dei medesimi brani: Get Back fu eseguita più volte, insieme a Don't Let Me Down, I've Got a Feeling, One After 909 e Dig a Pony. Non c'erano testi definitivi per tutte le strofe e Lennon, in un paio di passaggi, se la cavò inventando parole al momento.

Il rumore, amplificato dal vuoto tra i palazzi, si sentiva a isolati di distanza. Negozi e uffici videro le attività bloccarsi, la gente si affacciò alle finestre, si arrampicò sui tetti vicini, si fermò in strada con il naso all'insù. Dopo una ventina di minuti arrivarono le prime telefonate di protesta alla polizia, e due agenti si presentarono all'ingresso della Apple chiedendo che la musica venisse fermata. Il personale della casa discografica li trattenne il più possibile alla reception, facendo salire sul tetto solo all'ultimo gli agenti, che però, una volta lì, si limitarono a chiedere la fine dell'esibizione senza arrestare nessuno: nelle immagini del film si vedono entrare nell'inquadratura proprio mentre il gruppo chiude l'ultima canzone.

L'ultima volta

Fu Lennon, con il suo consueto sarcasmo, a pronunciare la battuta che chiude il concerto e, di fatto, l'intera carriera live dei Beatles: ringraziò il pubblico a nome del gruppo e disse di sperare che avessero superato l'audizione. Nessuno dei quattro, mentre riponeva lo strumento, poteva sapere che non ci sarebbe stata un'altra occasione: i rapporti tra loro si sarebbero logorati nel corso dell'anno, tra dispute legali e artistiche, fino allo scioglimento annunciato nella primavera del 1970. Le registrazioni di quelle settimane, rimaste per mesi in un cassetto perché nessuno dei quattro era soddisfatto del risultato, uscirono infine come l'album Let It Be, pubblicato poco dopo la rottura ufficiale del gruppo, quasi un epitaffio involontario.

Per decenni il concerto sul tetto è rimasto un episodio noto soprattutto agli appassionati, visibile solo nel documentario Let It Be del 1970, poi diventato difficile da reperire. È tornato alla ribalta nel 2021, quando il restauro delle pellicole voluto dal regista Peter Jackson per la serie Get Back ha riportato alla luce ore di girato inedito, mostrando anche i volti dei passanti in strada: alcuni infastiditi, altri entusiasti, molti semplicemente incuriositi da una musica che veniva, letteralmente, dal cielo. Resta una domanda che quelle immagini non risolvono: se i Beatles avessero saputo che era la fine, avrebbero suonato diversamente?

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