Fasc. 006·29·08·2026
Sedici minuti in diretta mondiale
Una semifinale di snooker si interrompe di colpo per lasciare spazio a un edificio in fiamme e a uomini incappucciati che scendono da una facciata. Dietro quelle immagini, sei giorni di trattative fallite e un reparto segreto che, in pochi minuti, smette di esserlo.
4 su 5 · 1 voto
Alle 19:23 del 5 maggio 1980, milioni di spettatori britannici stavano guardando la semifinale del campionato mondiale di snooker sulla BBC quando le immagini si interruppero bruscamente. Al loro posto comparve un edificio in mattoni a Kensington, con figure incappucciate che scendevano lungo la facciata appese a delle corde, mentre fumo ed esplosioni scuotevano le finestre. Per la prima volta nella storia della televisione, il pubblico di mezzo mondo stava assistendo in diretta a un blitz antiterrorismo mentre accadeva.
Sei uomini, ventisei ostaggi, una richiesta impossibile
Sei giorni prima, il 30 aprile, sei uomini armati avevano fatto irruzione nell'ambasciata iraniana al numero 16 di Princes Gate, prendendo in ostaggio ventisei persone: diplomatici, impiegati, alcuni visitatori occasionali e, per un colpo di sfortuna che si sarebbe rivelato decisivo, un agente della polizia londinese, il PC Trevor Lock, che quel giorno era di guardia proprio davanti all'edificio. Lock riuscì a nascondere la propria pistola d'ordinanza sotto l'uniforme per l'intera durata della crisi, senza che i sequestratori se ne accorgessero mai.
Il commando apparteneva a un gruppo che si definiva Fronte Democratico Rivoluzionario per la Liberazione dell'Arabistan, e chiedeva l'autonomia per il Khuzestan — la provincia sudoccidentale dell'Iran a maggioranza araba, ricca di petrolio — e il rilascio di prigionieri politici arabi detenuti da Teheran. Alcuni analisti hanno da sempre sospettato un coinvolgimento dei servizi segreti iracheni nell'addestramento e nell'armamento del gruppo, in un momento di tensione crescente tra Iraq e Iran che sarebbe esploso, pochi mesi dopo, nella guerra tra i due paesi: il legame resta storicamente plausibile ma non provato in modo definitivo.
Per sei giorni la polizia metropolitana di Londra condusse trattative serrate, ottenendo il rilascio progressivo di alcuni ostaggi — tra cui una donna incinta e un giornalista della BBC colpito da un malore, Chris Cramer — in cambio di concessioni minime, per lo più accesso a trasmissioni radiofoniche verso il mondo arabo. Un altro giornalista della BBC, Sim Harris, rimase invece prigioniero fino alla fine, e la sua presenza — insieme a quella delle telecamere ormai accampate stabilmente fuori dall'ambasciata per seguire la crisi giorno per giorno — trasformò l'assedio in uno dei primi grandi eventi mediatici in tempo reale della storia televisiva.
Il punto di non ritorno
Il sesto giorno, la pazienza del capo del commando, un uomo conosciuto con lo pseudonimo di Salim (identificato in seguito come Oan Ali Mohammed), si esaurì. Dopo ripetuti avvertimenti rimasti senza risposta concreta da parte del governo britannico, Salim uccise a colpi di pistola Abbas Lavasani, il funzionario addetto alla stampa dell'ambasciata, e ne fece gettare il corpo sui gradini dell'edificio, minacciando di uccidere un ostaggio ogni trenta minuti se le sue richieste non fossero state soddisfatte.
Fu quell'omicidio a far cadere ogni residua esitazione del governo di Margaret Thatcher, insediata da appena un anno. Il ministro dell'Interno William Whitelaw autorizzò l'intervento del Special Air Service, il reparto speciale dell'esercito britannico che fino a quel momento operava quasi esclusivamente nell'ombra, tanto che pochissimi cittadini comuni ne conoscevano persino l'esistenza al di fuori della cronaca militare specializzata.
Diciassette minuti che cambiarono la percezione pubblica del SAS
L'operazione, nome in codice Nimrod, scattò alle 19:23. Squadre del SAS calate dal tetto dell'edificio adiacente fecero irruzione dalle finestre superiori usando cariche esplosive, mentre altri operatori sfondavano contemporaneamente gli ingressi al piano terra, tra lanci di granate stordenti e gas CS. L'assalto, condotto in contemporanea su più fronti per non lasciare ai sequestratori il tempo di reagire in modo coordinato, durò in tutto meno di venti minuti.
Sim Harris, che riuscì a raggiungere un balcone durante l'assalto e fu visibilmente ripreso dalle telecamere mentre veniva portato in salvo da un operatore del SAS, raccontò in seguito che l'unico pensiero, in quei minuti, era «sopravvivere al fumo, prima ancora che ai proiettili».
Cinque dei sei sequestratori furono uccisi nello scontro a fuoco; il sesto, Fowzi Nejad, si mescolò agli ostaggi nel tentativo di sfuggire alla cattura, ma fu riconosciuto e consegnato alla polizia — sfuggendo per un soffio, secondo alcune testimonianze, a un'esecuzione sommaria sul posto. Nella confusione dell'assalto, uno degli ostaggi rimase ucciso dai sequestratori prima che questi venissero neutralizzati; gli altri ventuno furono tratti in salvo. Nejad fu processato e condannato a ventisette anni di carcere, scontati quasi per intero in Gran Bretagna: rilasciato nel 2008, gli fu negata l'espulsione verso l'Iran per il rischio di persecuzione, e da allora vive ancora nel Regno Unito con un permesso di soggiorno speciale.
L'eredità di un blitz in mondovisione
L'assedio dell'ambasciata iraniana durò sei giorni, ma bastarono diciassette minuti di diretta televisiva a consacrare il SAS come uno dei reparti antiterrorismo più celebri al mondo, tanto che le domande di arruolamento nel reparto aumentarono vertiginosamente nei mesi successivi. Per Margaret Thatcher, che seguì l'operazione da una stanza vicina a Downing Street e si congratulò personalmente con gli operatori la sera stessa, il successo del blitz consolidò un'immagine di fermezza che avrebbe accompagnato l'intero suo governo.
Resta, di quella sera del 1980, l'immagine delle figure nere calate lungo la facciata di Princes Gate, sospese tra il fumo e le luci dei riflettori televisivi: il momento in cui un'operazione militare segreta e una sfida sportiva di provincia si intrecciarono per caso sullo stesso schermo, davanti agli occhi di un intero paese.
E ora che sei arrivato in fondo all’articolo, votalo da 1 a 5 .
A chi potrebbe interessare questo articolo? Mandaglielo su WhatsApp!