Fasc. 011·03·10·2026
Walter Yetnikoff minacciò di spegnere MTV. Vinse Michael Jackson
Nel 1983 MTV trasmetteva quasi solo artisti bianchi. Una telefonata e due video di Michael Jackson bastarono a cambiare le regole della televisione musicale.
Nell'inverno del 1983 il presidente della CBS Records, Walter Yetnikoff, fece una telefonata ai dirigenti di MTV che, raccontata nelle sue memorie e ripresa da decine di biografie musicali, è diventata una delle leggende fondative della televisione musicale: se non avessero messo in rotazione il video di Billie Jean, avrebbe ritirato tutti i video della CBS dal canale. Non si trattava di un capriccio da discografico. MTV, nata il primo agosto 1981, nei suoi primi diciotto mesi di vita aveva trasmesso quasi esclusivamente artisti bianchi, rock e new wave: Duran Duran, Billy Idol, i Police. Gli artisti neri, inclusi nomi già enormi come Rick James o Prince, erano una rarità quasi assoluta.
Il muro bianco di MTV
I dirigenti del canale giustificavano la scelta con argomenti di formato: dicevano di essere nati come "album-oriented rock", una programmazione pensata per un pubblico di rock album, non di musica dance o r'n'b. Ma la spiegazione convinceva poco, anche dentro l'azienda. Nel 1983 David Bowie, in un'intervista alla VJ Mark Goodman diventata celebre, chiese apertamente perché sullo schermo si vedessero così pochi artisti afroamericani; Goodman rispose parlando ancora di "formato", ma l'imbarazzo nell'intervista è palpabile, e quella conversazione viene citata ancora oggi come il momento in cui la contraddizione di MTV uscì allo scoperto davanti alle telecamere.
Quanto la scelta fosse dettata da pregiudizio razziale o da calcoli commerciali resta materia di discussione fra gli storici della musica: alcuni dirigenti di allora hanno sempre negato intenti discriminatori, parlando di un pubblico di riferimento costruito a tavolino dai consulenti di marketing radiofonico. Quel che è certo è l'effetto pratico: un intero genere di musica, e gli artisti che lo rappresentavano, restava fuori dallo schermo che nel 1983 stava già ridisegnando il modo in cui l'America ascoltava musica.
Una telefonata e una porta che si apre
Thriller, il sesto album da solista di Michael Jackson, era uscito il 30 novembre 1982 e stava già vendendo a ritmi mai visti, ma senza una presenza su MTV il suo successo rischiava un soffitto. Quando Billie Jean finì in rotazione, nella primavera del 1983, l'effetto fu immediato: il video, essenziale (un marciapiede che si illumina a ogni passo di Jackson, niente trama, pura coreografia), piacque al pubblico del canale tanto quanto ai fan della musica nera, e aprì la strada al successivo Beat It. MTV aveva ammesso, nei fatti, che la propria linea non era sostenibile.
Fu però il terzo video, quello della title track dell'album, a cambiare per sempre il concetto stesso di "video musicale". Thriller, diretto da John Landis (reduce dal successo di Un lupo mannaro americano a Londra), non era un video nel senso tradizionale: era un cortometraggio horror di quattordici minuti, con una trama, dialoghi, trucco prostetico ad opera di Rick Baker e una voce fuoricampo di Vincent Price che recita versi scritti apposta per l'occasione. Il costo di produzione, secondo le fonti più citate, si aggirò fra i 500mila e il milione di dollari: una cifra enorme per l'epoca, giustificata da Jackson e dal suo entourage sostenendo che l'investimento si sarebbe ripagato da solo, visto l'interesse già scatenato dall'album.
Quattordici minuti che valgono un film
Il video andò in onda su MTV il 2 dicembre 1983, con un passaggio evento che il canale pubblicizzò per settimane, trasmesso quasi in contemporanea anche su altre reti. Non era mai successo che un video musicale generasse quel tipo di attesa, da film al cinema più che da clip in rotazione. Per raccontare come era stato fatto, venne prodotto un documentario, The Making of Michael Jackson's Thriller, venduto in videocassetta: ne furono stampate e vendute centinaia di migliaia di copie, un numero che lo rese per anni il video musicale più venduto della storia e che contribuì, insieme ad altri titoli dello stesso periodo, a far decollare il mercato home video appena nato.
L'effetto sull'industria fu immediato e duraturo. Thriller l'album arrivò a piazzare sette singoli nella top ten della classifica Billboard Hot 100, un record che nessun altro disco ha mai superato, e diventò (e resta, secondo le stime più accreditate) l'album più venduto di tutti i tempi, con cifre stimate oltre i cento milioni di copie nel mondo. Ma a livello simbolico, il passaggio di Billie Jean e Thriller su MTV segnò la fine, almeno formale, della barriera che per due anni aveva tenuto fuori gli artisti neri dalla televisione musicale più influente del decennio. Negli anni successivi Prince, Lionel Richie, Tina Turner e molti altri trovarono uno spazio che prima semplicemente non esisteva.
Quello che resta
Resta da chiedersi quanto a lungo MTV avrebbe mantenuto quella linea senza la pressione di un disco capace di vendere milioni di copie a settimana e di un presidente di casa discografica pronto a giocarsi il rapporto con il canale per imporlo. La storia di Thriller viene raccontata quasi sempre come il trionfo di un genio della coreografia e della messa in scena, e lo è. Ma è anche, prima di tutto, la storia di un muro che si è rivelato meno solido di quanto chi lo aveva costruito pensasse: bastò un disco abbastanza grande, e qualcuno disposto a minacciare di spegnere il rubinetto, per farlo crollare.
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