Scritto di notte
rivista di divulgazione culturale

Madame Bovary (1856)·Gustave Flaubert·14·09·2026

Una fame senza nome

C'è uno scontento che non nasce da quello che manca nella vita, ma dallo scarto tra la vita vissuta e quella immaginata: Gustave Flaubert lo raccontò in una donna di provincia, e da allora quella fame ha solo cambiato immagini.

5 su 5 · 1 voto

C'è un tipo di scontento che non nasce da quello che manca nella tua vita, ma da quanto la tua vita somiglia poco a quella che avevi immaginato di vivere. Non è la povertà a farti male, non è nemmeno la solitudine: è lo scarto, il divario sottile tra la scena che ti eri raccontata e la stanza in cui ti trovi davvero, con la stessa tovaglia, lo stesso marito o la stessa routine, lo stesso lunedì che ricomincia identico al lunedì prima. Quello scarto ha un nome antico e insieme giovanissimo, perché si rinnova a ogni generazione con volti diversi: oggi si chiama scorrere un profilo altrui alle undici di sera, un tempo si chiamava leggere romanzi sentimentali in un convento di provincia e uscirne convinti che la vita, quella vera, dovesse assomigliare a un'illustrazione.

Il desiderio che si nutre di immagini

Quello che fa più male non è desiderare un'altra vita: desiderare è il modo in cui un essere umano resta vivo, è la spinta che porta fuori dal letto la mattina. Il problema comincia quando il desiderio smette di guardare avanti e comincia a guardare altrove, verso un altrove che qualcun altro ha già raccontato per te: un romanzo, un film, una vetrina, una fotografia scelta tra cento per sembrare la vita e non esserlo. A quel punto il presente non viene più vissuto, viene misurato. E ogni misurazione lo trova in difetto, perché la vita reale ha odori, codini di gamba di pollo, bollette, silenzi imbarazzanti, mentre l'immagine che le viene messa accanto non ha niente di tutto questo: è tagliata via, levigata, promessa.

Gustave Flaubert raccontò questa fame in una donna di provincia, Emma, che aveva letto troppi romanzi e troppo poco la propria vita. Non era una donna stupida, né semplicemente infelice per colpa altrui: era una donna che aveva imparato a desiderare per interposta narrazione, e che di conseguenza non riusciva più a stare, senza soffrirne, nel proprio salotto, nel proprio matrimonio, nella propria cittadina di provincia. Ogni oggetto reale le sembrava un surrogato pallido di quello che avrebbe dovuto essere, e ogni uomo reale un surrogato del romanzo che avrebbe dovuto vivere con lui. La domanda che il libro lascia aperta, dopo l'ultima pagina, non è se Emma abbia sbagliato: è quanto, di quella fame, viva anche in chi legge.

Il prezzo del confronto continuo

C'è una differenza tra sognare una vita migliore e vivere costantemente al confronto con una vita immaginata: la prima è un motore, la seconda è un logorio. Chi sogna può ancora abitare il presente mentre lo attraversa verso un futuro; chi confronta senza sosta smette di abitarlo, lo attraversa soltanto, in cerca di uscita. È una distinzione che vale poco per chi la legge in astratto e moltissimo per chi la vive: nella pratica quotidiana, il confine tra le due cose passa attraverso piccole scelte ripetute, tra il momento in cui chiudi lo schermo e torni a guardare chi hai davanti, e il momento in cui resti a scorrere, cercando ancora un'immagine più bella di quella che hai già.

Non è un caso che il male di Emma sia arrivato attraverso i debiti: prima ancora che i sentimenti la tradissero, fu il denaro speso per assomigliare a un'idea a portarla alla rovina. Comprava tende, vestiti, oggetti che non le servivano ma che sembravano promettere di trasformarla nella donna del romanzo che si era immaginata. È una tentazione che non ha bisogno di abiti d'epoca per essere riconosciuta: basta sostituire il mercante di stoffe con un carrello digitale, e la dinamica resta identica, quasi imbarazzante nella sua fedeltà. Si compra non l'oggetto, ma la distanza dalla propria vita reale, e quella distanza, per definizione, non si può mai comprare abbastanza da colmarla.

Eppure sarebbe ingeneroso liquidare tutto questo come una debolezza da correggere con un po' di buon senso o di gratitudine forzata. Chi ha fame di altro spesso ha anche, sepolta sotto l'insoddisfazione, una sensibilità autentica: la capacità di percepire che la vita potrebbe avere più colore, più intensità, più senso di quello che le viene concesso nella routine. Il tragico non sta nel desiderio in sé, ma nel non avere imparato a trattarlo: a lasciarlo vivere come tensione, come progetto, come arte persino, invece di lasciarlo bruciare tutto quello che già si possiede in nome di quello che ancora non si ha.

Alla fine resta una domanda che il romanzo non scioglie, e forse non dovrebbe: è possibile desiderare un'altra vita senza smettere di abitare, con attenzione e persino con gratitudine, quella che si ha già? O il desiderio, una volta acceso da un'immagine più bella del vero, brucia sempre, in un modo o nell'altro, la stanza in cui ci troviamo?

Il libro

Madame Bovary (1856) racconta la storia di Emma, moglie di un modesto medico di campagna, Charles Bovary, in una Normandia di provincia fatta di noia, convenzioni e piccole ambizioni. Cresciuta a pane e romanzi sentimentali, Emma non si rassegna alla mediocrità della propria esistenza: cerca altrove, in due relazioni extraconiugali e in una spirale di spese sempre più incontrollate, quella vita intensa che i libri le avevano promesso. La menzogna e i debiti la stringono in una morsa da cui non trova più via d'uscita, fino a un epilogo tragico che lascia dietro di sé una famiglia distrutta.

Gustave Flaubert lavorò al romanzo per anni, limando ogni frase alla ricerca del mot juste, la parola esatta; la pubblicazione a puntate nel 1856 gli costò un processo per oltraggio alla morale pubblica e alla religione, da cui uscì assolto nel 1857. Lo scandalo contribuì al successo dell'opera, oggi considerata una pietra angolare del romanzo realista europeo e un modello di scrittura per generazioni di autori successivi. Da Emma è nato anche un termine entrato nel linguaggio comune, il "bovarismo", per indicare proprio quello scarto tra vita immaginata e vita vissuta di cui il libro, oltre un secolo e mezzo dopo, continua a parlare.

E ora che sei arrivato in fondo alla riflessione, votala da 1 a 5 .
A chi potrebbe interessare questa riflessione? !

Il libro, capitolo per capitolo

Parte prima, capitolo 1

Si presenta Charles Bovary fin dall'infanzia: un ragazzo mediocre, spinto dalla madre a studiare medicina. Fallisce il primo esame per negligenza, poi si diploma come semplice "ufficiale sanitario", un grado inferiore al medico vero e proprio. Si stabilisce come praticante di campagna e la madre gli combina un matrimonio con una vedova più anziana e benestante, Héloïse Dubuc, che si rivelerà gelosa, autoritaria e meno ricca di quanto sembrasse. Il capitolo fissa il tono dimesso e provinciale in cui si svolgerà tutta la vicenda, e introduce Charles come uomo onesto ma privo di slancio.

Parte prima, capitolo 2

Charles viene chiamato di notte a curare una gamba rotta di un ricco fattore, papà Rouault, in una fattoria isolata. Lì conosce la figlia di lui, Emma, giovane cresciuta in convento, che lo colpisce per i modi raffinati e la bellezza. Charles comincia a trovare pretesti per tornare a visitare il paziente più spesso del necessario. Poco dopo, la moglie Héloïse muore improvvisamente in circostanze poco chiarite, lasciando Charles vedovo e libero, mentre la sua attenzione resta rivolta a Emma, intravista come una possibilità di vita diversa.

Parte prima, capitolo 3

Rimasto vedovo, Charles continua a frequentare la fattoria dei Rouault con la scusa delle cure, ma ormai è chiaramente innamorato di Emma. Il padre di lei, intuendo la situazione, lo incoraggia e infine acconsente al matrimonio, felice di sistemare la figlia con un professionista rispettabile. Emma accetta senza grande entusiasmo dichiarato, più per convenienza e attesa di cambiamento che per trasporto autentico. Si fissano data e preparativi per un matrimonio di campagna, con la promessa di una cerimonia fastosa secondo gli usi locali.

Parte prima, capitolo 4

Viene descritto con dovizia di particolari il giorno del matrimonio tra Charles ed Emma: il corteo di carrozze e carri verso la fattoria, gli invitati in abiti della festa, il lunghissimo banchetto campagnolo con portate abbondanti, i brindisi, le canzoni scurrili di qualche invitato, i balli fino a notte. Flaubert usa la scena per ritrarre con ironia i costumi della piccola borghesia rurale normanna. Emma appare composta ed elegante in mezzo alla rusticità festosa, già in qualche modo distante dall'ambiente che la circonda, mentre Charles è raggiante di felicità semplice.

Parte prima, capitolo 5

Gli sposi si trasferiscono a Tostes, dove Charles ha il suo studio medico. Lui vive una felicità piena e senza domande, appagato dalla sola presenza della moglie e dalla routine coniugale. Emma invece comincia quasi subito a provare un vago senso di delusione: si aspettava dal matrimonio una felicità intensa, romantica, mentre trova solo quiete monotona. Osserva la casa, gli oggetti, il marito, cercando invano i segni di quella vita appassionata che immaginava dovesse arrivare con le nozze, e comincia a percepire un vuoto che non sa ancora nominare.

Parte prima, capitolo 6

Flashback sull'educazione di Emma in un convento di Rouen: le letture proibite di romanzi sentimentali passati di nascosto tra le compagne, le immagini di amori romantici, castelli, cavalieri e passioni struggenti che le hanno formato l'immaginazione. Si racconta anche una fase di fervore religioso mistico, presto esaurita. Da quell'educazione Emma ha ricavato un'idea di vita fatta di emozioni intense ed eleganza, del tutto incompatibile con la realtà modesta che la vita reale, e ora il matrimonio con Charles, le offre.

Parte prima, capitolo 7

A Tostes la noia di Emma si aggrava: la vita coniugale le appare sempre più grigia e ripetitiva, e comincia a nutrire un crescente disprezzo per la mediocrità di Charles, per la sua goffaggine, la mancanza di ambizione e di raffinatezza. Si aggrappa a piccoli segnali di possibile cambiamento e continua a confrontare la propria esistenza con quella sognata nei romanzi. Il capitolo mostra il progressivo scollamento tra i coniugi: Charles resta ignaro e felice, mentre Emma si chiude in un'insoddisfazione sempre più acuta e silenziosa.

Parte prima, capitolo 8

I Bovary vengono invitati a un ballo sfarzoso nel castello del marchese d'Andervilliers, dopo che Charles ha curato con successo un suo disturbo. Per una sera Emma vive da vicino il mondo di lusso, eleganza e mondanità che aveva solo immaginato leggendo: balla con un visconte, osserva gli abiti, i gioielli, le conversazioni raffinate degli aristocratici presenti. L'esperienza, breve e irripetibile, si conficca in lei come una rivelazione: quella, e non la vita a Tostes, le appare finalmente la vita vera a cui crede di avere diritto.

Parte prima, capitolo 9

Tornata a Tostes, Emma sprofonda in una malinconia crescente: conserva gelosamente il ricordo del ballo, un portasigari trovato per terra quella sera, e si perde in fantasticherie su quella vita brillante che ha solo sfiorato. La quotidianità coniugale le diventa insopportabile, cade in uno stato di apatia e nervosismo che comincia a preoccupare Charles. Su consiglio medico, e credendo di fare il bene della moglie, Charles decide di vendere lo studio e trasferirsi altrove; scoprono inoltre che Emma è incinta, mentre si preparano al trasloco verso Yonville.

Parte seconda, capitolo 1

I Bovary arrivano a Yonville l'Abbaye, borgo di provincia normanno di cui viene descritta la geografia e la società: il farmacista Homais, vanitoso e pseudo scientifico, l'oste Madame Lefrançois, il curato Bournisien, il notaio Guillaumin. Alla locanda cenano insieme al giovane Léon Dupuis, praticante notarile sensibile e un po' malinconico. Tra Emma e Léon nasce subito un'intesa di gusti e sensibilità, mentre il paese osserva con curiosità l'arrivo dei nuovi venuti, in particolare la raffinatezza inattesa della giovane signora, destinata presto a diventare oggetto di chiacchiere e pettegolezzi locali.

Parte seconda, capitolo 2

Nei giorni seguenti Emma e Léon scoprono di condividere il gusto per la musica, la lettura, i paesaggi malinconici e i tramonti; le loro conversazioni si fanno sempre più intime e cariche di sottintesi, pur restando formalmente innocenti. Entrambi provano un'attrazione crescente ma nessuno dei due osa dichiararla apertamente, trattenuti dalla convenzione sociale e dalla timidezza. Charles, del tutto ignaro, si compiace di vedere la moglie meno cupa, senza sospettare la natura del legame che si sta formando sotto i suoi occhi.

Parte seconda, capitolo 3

Emma dà alla luce una bambina, Berthe: la nascita la delude, perché avrebbe desiderato un maschio a cui affidare le proprie ambizioni di rivalsa. Poco dopo affida la piccola a una balia in paese, visitandola con distacco. Il capitolo segna l'ulteriore allontanamento di Emma dai doveri materni e coniugali tradizionali, mentre la sua attenzione resta concentrata sui propri stati d'animo e sulla frequentazione, sempre più assidua e carica di significati non detti, del giovane Léon, unico vero interesse rimasto nella sua vita quotidiana.

Parte seconda, capitolo 4

La vita a Yonville scorre tra piccole abitudini paesane, le chiacchiere di Homais sulle sue teorie pseudo progressiste, le funzioni religiose, le visite. Emma e Léon si vedono con crescente frequenza, condividendo letture e passeggiate; la tensione romantica tra loro cresce senza sfociare in una dichiarazione. Charles resta assorbito dal lavoro e dalla vita domestica, inconsapevole. Il capitolo approfondisce il ritratto satirico della società di provincia, con le sue vanità e i suoi conformismi, sfondo su cui si muove il desiderio inespresso di Emma.

Parte seconda, capitolo 5

Le passeggiate e gli incontri tra Emma e Léon si moltiplicano, in un crescendo di sguardi e mezze parole che entrambi interpretano come amore reciproco senza però mai confessarlo. Emma comincia a idealizzare Léon come l'uomo che avrebbe dovuto sposare, contrapposto mentalmente alla mediocrità di Charles. La frustrazione per questo amore non dichiarato si somma alla vecchia insoddisfazione coniugale, aggravando lo stato d'animo di Emma, sospesa tra desiderio e un rigido senso delle convenienze sociali che nessuno dei due infrange ancora.

Parte seconda, capitolo 6

Per reprimere il tormento del desiderio inespresso verso Léon, Emma si rivolge a una devozione religiosa intensa, chiedendo consiglio al curato Bournisien. Questi, uomo pratico e privo di sensibilità psicologica, non comprende la vera natura della sua sofferenza e le risponde con banalità pastorali, lasciandola più sola di prima. L'episodio mostra l'incapacità delle istituzioni, religiose come sociali, di leggere il disagio profondo di Emma, che resta priva di un vero interlocutore per la propria inquietudine interiore, destinata quindi a cercare altrove, per vie più pericolose, una risposta al proprio tormento.

Parte seconda, capitolo 7

Sentendosi incapace di dichiararsi e temendo le conseguenze di un amore proibito, Léon decide di partire per Parigi a completare gli studi di legge. Il distacco è doloroso per entrambi, ma nessuno dei due infrange le convenzioni per trattenere l'altro. Dopo la sua partenza, Emma sprofonda in un vuoto ancora più totale, avendo perso anche quell'ultimo interesse che rendeva sopportabili le sue giornate; la noia e l'insoddisfazione tornano a dominare la sua esistenza a Yonville, più acute e amare di prima, senza che nulla all'orizzonte lasci intravedere un cambiamento.

Parte seconda, capitolo 8

Si svolgono i comizi agricoli annuali del paese, occasione per una scena corale satirica: discorsi ufficiali retorici sulle premiazioni di bestiame e agricoltura si intrecciano, dal balcone del municipio, con le parole seducenti che Rodolphe Boulanger, ricco possidente locale e donnaiolo navigato, rivolge a Emma parlando di destino, anime affini e amore predestinato. Il contrasto tra la solennità grottesca del comizio e la seduzione in corso costituisce uno dei momenti più celebri e ironici del romanzo, emblema della scrittura satirica di Flaubert.

Parte seconda, capitolo 9

Rodolphe, calcolatore esperto in conquiste amorose, continua a corteggiare Emma con visite e discorsi sapientemente costruiti sul suo desiderio di passione. Dopo settimane di avvicinamento, organizza una passeggiata a cavallo nel bosco durante la quale Emma, ormai conquistata, cede e diventa sua amante. Per lei è l'inizio di quella vita intensa e romantica sognata da sempre; per lui è soltanto una nuova conquista tra le tante, differenza che il capitolo lascia intuire fin da questo primo incontro nel bosco, presagio di quanto accadrà in seguito.

Parte seconda, capitolo 10

Ha inizio la relazione clandestina tra Emma e Rodolphe: incontri segreti all'alba nel giardino, lettere appassionate, un rapporto vissuto da Emma con l'intensità e il linguaggio dei romanzi che l'hanno formata. Per la prima volta si sente protagonista della vita straordinaria che ha sempre desiderato. Rodolphe, più cinico e distaccato, asseconda la relazione senza il coinvolgimento emotivo di lei. Il capitolo mostra l'euforia di Emma, ignara della sproporzione tra il proprio sentimento e quello dell'amante, molto più freddo e disincantato di lei, e già pronto a stancarsene alla prima occasione.

Parte seconda, capitolo 11

Su suggerimento vanitoso del farmacista Homais, Charles tenta un'operazione all'avanguardia per correggere il piede equino del garzone Hippolyte, sperando di farsi un nome. L'intervento fallisce miseramente, provocando gravi complicazioni che costringono a fare amputare la gamba da un chirurgo esterno. L'episodio umilia pubblicamente Charles ed espone la sua incompetenza; Emma, già insofferente, ne prova solo vergogna e disprezzo crescente per il marito, gettandosi con ancora più abbandono nella relazione con Rodolphe, unico rifugio contro la mediocrità domestica che sente ormai insopportabile.

Parte seconda, capitolo 12

La relazione tra Emma e Rodolphe si approfondisce; lei comincia a fantasticare apertamente di fuggire insieme, immaginando una vita altrove, libera dalle convenzioni e dalla mediocrità di Yonville. Gli scrive lettere sempre più pressanti, gli regala oggetti costosi, vivendo la storia con un'intensità che comincia a preoccupare lo stesso Rodolphe, più interessato al piacere del momento che a un impegno duraturo. Emma intanto si allontana ulteriormente dai doveri familiari, presa dal sogno della fuga verso una vita finalmente all'altezza dei suoi desideri.

Parte seconda, capitolo 13

Emma convince Rodolphe a organizzare una fuga insieme verso un futuro immaginato altrove; nel frattempo comincia a indebitarsi segretamente con il mercante Lheureux, comprando una valigia da viaggio, abiti e oggetti in vista della partenza. Rodolphe acconsente ai preparativi solo per compiacerla, senza reale intenzione di portarli a termine. Il capitolo accumula tensione verso l'esito della vicenda, mostrando quanto Emma si sia ormai spinta oltre ogni prudenza, materiale ed emotiva, nell'inseguire quella fantasia di fuga, ignara del prezzo che dovrà pagarne.

Parte seconda, capitolo 14

La sera prevista per la fuga, Rodolphe, spaventato dal peso dell'impegno preso, decide di non partire e scrive a Emma una lettera di rottura piena di frasi convenzionali, che le fa recapitare nascosta in un cesto di albicocche. Emma legge la lettera e, sconvolta, ha un attacco quasi fatale: sale in soffitta con l'impulso di gettarsi dalla finestra, poi crolla in una gravissima crisi nervosa, una sorta di febbre cerebrale che la terrà a lungo tra la vita e la morte.

Parte seconda, capitolo 15

Dopo una lunga e difficile convalescenza, durante la quale Charles la assiste con devozione totale indebitandosi per curarla, Emma si riprende lentamente. Per aiutarla a distrarsi, Charles la porta a teatro a Rouen ad assistere a un'opera lirica. Lì, per caso, i due incontrano Léon, tornato in città dopo gli studi parigini, ormai cresciuto e più intraprendente. L'incontro riaccende in Emma emozioni sopite e apre la strada a una nuova, più consapevole relazione clandestina, questa volta condotta con maggiore astuzia e segretezza.

Parte terza, capitolo 1

A Rouen, Léon, ormai maturato, si mostra questa volta deciso a conquistare Emma, senza più le esitazioni di un tempo. I due passano insieme una serata carica di tensione romantica; Emma, ancora fragile dopo la malattia, resiste inizialmente ma percepisce riaccendersi il desiderio di vivere una passione. Concordano di rivedersi, e Emma comincia a inventare pretesti, come lezioni di piano, per recarsi regolarmente a Rouen, gettando le basi di una nuova relazione clandestina destinata a intensificarsi rapidamente nelle settimane seguenti.

Parte terza, capitolo 2

Emma e Léon diventano amanti, incontrandosi regolarmente in una stanza d'albergo a Rouen sotto la copertura delle finte lezioni di piano. All'inizio la relazione le restituisce l'illusione della passione assoluta, ma con il tempo scivola in una routine fatta di menzogne sempre più elaborate verso Charles e verso l'ambiente di Yonville. Léon, più giovane e meno risoluto di Rodolphe, si lascia progressivamente dominare da Emma, mentre lei continua a rincorrere in lui l'immagine di un amore romanzesco mai davvero raggiunto.

Parte terza, capitolo 3

Per finanziare i viaggi a Rouen, i regali e uno stile di vita sempre più dispendioso, Emma si indebita segretamente con il mercante Lheureux, firmando cambiali su cambiali con la scusa di gestire gli affari di famiglia. Comincia a intercettare la corrispondenza e le finanze domestiche all'insaputa di Charles, costruendo una gestione economica parallela e opaca. Il capitolo mostra come la spirale del debito proceda di pari passo con quella sentimentale, entrambe alimentate dallo stesso desiderio di apparire diversa da ciò che è.

Parte terza, capitolo 4

Si approfondisce la doppia vita di Emma: rispettabile moglie di provincia agli occhi di Yonville, amante appassionata e spendacciona a Rouen. Il logorio di questa doppiezza comincia a farsi sentire fisicamente e moralmente; Léon, dal canto suo, comincia a stancarsi del peso emotivo ed economico della relazione e delle pretese sempre più esigenti di Emma. Intanto Homais e le convenzioni sociali di Yonville continuano a fare da sfondo ironico e inconsapevole alla rovina che si sta preparando, invisibile agli occhi di tutti.

Parte terza, capitolo 5

I debiti contratti con Lheureux, accumulati per anni tra spese, viaggi e regali, diventano ormai insostenibili. Il mercante, dopo aver spinto sistematicamente Emma a indebitarsi sempre di più, si rivela spietato: fa notificare un decreto giudiziario di sequestro dei beni dei Bovary per insolvenza. Emma, terrorizzata all'idea che Charles scopra tutto e che la famiglia venga pubblicamente rovinata, si lancia in una disperata corsa contro il tempo per trovare il denaro necessario a evitare il disastro imminente, bussando a ogni porta possibile.

Parte terza, capitolo 6

Emma tenta ogni via per procurarsi denaro: si rivolge al notaio Guillaumin, che le propone un prestito in cambio di favori sessuali e viene respinto con sdegno; chiede aiuto a Léon, che si dimostra reticente e incapace di procurarle una somma così ingente. Ogni porta a cui bussa si rivela un vicolo cieco, mentre il tempo a disposizione prima del sequestro dei beni si assottiglia inesorabilmente, e la disperazione di Emma cresce di pari passo con l'umiliazione subita a ogni rifiuto.

Parte terza, capitolo 7

Nell'estremo tentativo di salvarsi, Emma si reca da Rodolphe, il primo amante, a chiedergli in prestito la somma necessaria. Lui, pur ancora attratto da lei, rifiuta dichiarando di non avere quel denaro disponibile. Di fronte a questo ultimo rifiuto, in Emma crolla ogni residua illusione: comprende di essere sola, rovinata e priva di qualunque via d'uscita. Esce dalla casa di Rodolphe in uno stato di sconvolgimento totale, con la mente ormai rivolta a una soluzione estrema, dopo aver esaurito ogni altra possibilità di salvezza.

Parte terza, capitolo 8

In preda alla disperazione, Emma corre alla farmacia di Homais e, con un pretesto, si introduce nel laboratorio dove sa essere conservato l'arsenico. Ne ingerisce una manciata davanti agli occhi inorriditi del garzone, che tenta invano di fermarla. Torna quindi a casa apparentemente calma, per poi crollare poco dopo, rivelando a Charles cosa ha fatto. Il capitolo segna il punto di non ritorno della vicenda, la scelta definitiva di Emma di sottrarsi con la morte al fallimento della propria vita.

Parte terza, capitolo 9

Ha inizio la lunga e atroce agonia di Emma per avvelenamento da arsenico: convulsioni, vomito, sofferenze fisiche descritte con crudo realismo clinico. Vengono chiamati più medici, incluso il celebre e algido dottor Larivière, ma nessun intervento può salvarla, non esistendo un antidoto efficace. Charles, distrutto e impotente, assiste inerme alla straziante fine della moglie, mentre il curato Bournisien somministra gli ultimi sacramenti. Emma muore dopo ore di agonia, chiudendo con una morte fisicamente atroce la parabola della sua breve e tumultuosa vita.

Parte terza, capitolo 10

Si svolgono i funerali di Emma, con la partecipazione del paese e le solite ipocrisie sociali di circostanza. Charles, sprofondato nel lutto, scopre in seguito, rovistando tra le carte della moglie, le lettere d'amore di Rodolphe e Léon, venendo così a conoscenza dei tradimenti subiti. Nonostante la scoperta, invece di provare odio, Charles continua ad amare il ricordo di Emma e arriva persino a giustificarla, incapace di provare rancore verso la donna che aveva amato incondizionatamente fino all'ultimo, comunque sia andata.

Parte terza, capitolo 11

Distrutto dal dolore e dalla scoperta dei tradimenti, oltre che dai debiti ereditati che lo riducono in miseria, Charles si lascia morire lentamente. Viene trovato senza vita in giardino, seduto su una panchina, con in mano una ciocca di capelli di Emma. La piccola Berthe, rimasta orfana e senza risorse, viene affidata a una parente povera e mandata a lavorare in una filatura di cotone. Nel frattempo Homais, il farmacista vanaglorioso, prospera e riceve infine la Legion d'onore, in un finale amaramente ironico.

Registro dei lettori

Una fame senza nome — Scritto di notte