Scritto di notte
rivista di divulgazione culturale

Fasc. 058·21·10·2026

Enrico Mattei sfidò le Sette Sorelle. Morì in un campo vicino Bascapè

La morte di Enrico Mattei, fondatore dell'ENI, nel misterioso incidente aereo di Bascapè del 1962.

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La sera del 27 ottobre 1962 un bireattore Morane Saulnier MS.760 Paris scende verso l'aeroporto di Milano Linate con un temporale alle spalle. A bordo ci sono il pilota Irnerio Bertuzzi, il giornalista americano William McHale, corrispondente di Time ed Life, e un uomo di cinquantasei anni che in meno di dieci anni ha trasformato l'Italia da paese senza petrolio a protagonista scomodo delle trattative energetiche mondiali: Enrico Mattei, presidente dell'ENI. Alle 18:57, a pochi chilometri dalla pista, l'aereo precipita in un campo vicino a Bascapè, nel pavese. Non ci sono superstiti.

Il partigiano che inventò l'ENI

Mattei non è un tecnico arrivato ai vertici per carriera interna. Nasce nel 1906 a Acqualagna, nelle Marche, si fa da sé come imprenditore nel settore chimico e durante la guerra diventa uno dei comandanti delle formazioni partigiane cattoliche, vicino alla Democrazia Cristiana. Nel 1945 viene nominato commissario dell'AGIP, l'ente petrolifero di Stato creato dal fascismo, con l'incarico di liquidarlo. Invece scopre gas naturale nella Val Padana, convince il governo a non smantellare nulla e nel 1953 ottiene la nascita dell'ENI, l'Ente Nazionale Idrocarburi, di cui diventa presidente.

Da quel momento Mattei gioca una partita che infastidisce quasi tutti. Rompe il monopolio delle grandi compagnie angloamericane, le cosiddette Sette Sorelle, offrendo ai paesi produttori contratti più favorevoli, con una quota maggiore degli utili per gli Stati che concedono le concessioni. Tratta con l'Unione Sovietica per importare petrolio a prezzi competitivi, in piena Guerra Fredda. E soprattutto appoggia apertamente il Fronte di Liberazione Nazionale algerino nella sua guerra d'indipendenza contro la Francia, promettendogli condizioni vantaggiose per il petrolio sahariano non appena l'Algeria sarà libera. Agli occhi di Parigi e di Washington, Mattei non è più un concorrente commerciale: è un ostacolo politico.

La notte di Bascapè

Quella sera di ottobre, Mattei sta tornando da Catania, dove ha inaugurato un impianto e ha parlato pubblicamente, ancora una volta, della necessità per l'Italia di liberarsi dalla dipendenza dai grandi gruppi petroliferi stranieri. Il tempo su Milano è pessimo: pioggia battente, vento, visibilità quasi nulla. La versione ufficiale, confermata da una prima inchiesta, parla di un incidente causato dal maltempo: l'aereo avrebbe perso il controllo durante la fase di avvicinamento, forse colpito da un fulmine, forse vittima di un errore umano in condizioni estreme.

Ma i resti del relitto, sparsi su un'area piuttosto ampia e con segni di deflagrazione sulle parti metalliche, alimentano da subito voci diverse. Alcuni contadini della zona raccontano di aver visto un lampo in cielo prima che i frammenti cominciassero a cadere, non dopo. Per molti, quella sera a Bascapè non è caduto un aereo: è esploso.

I sospetti, un giornalista scomparso

Le ipotesi di sabotaggio si moltiplicano nei decenni successivi, pur senza mai tradursi in un processo. Si parla dei servizi segreti francesi e dell'OAS, l'organizzazione paramilitare che si opponeva all'indipendenza algerina e che considerava Mattei un sostenitore del nemico. Si parla delle grandi compagnie petrolifere internazionali, danneggiate dalla sua politica dei contratti. Si parla persino, in alcune ricostruzioni più tarde, di ambienti della mafia siciliana legati ad affari dell'ENI nell'isola.

Nel 1970 il regista Francesco Rosi inizia a lavorare a Il caso Mattei, un film che intreccia la biografia del presidente dell'ENI con l'inchiesta sulla sua morte. Per documentarsi, la produzione si appoggia al giornalista siciliano Mauro De Mauro, che indaga sugli ultimi giorni di Mattei in Sicilia. Il 16 settembre 1970 De Mauro viene rapito sotto casa, a Palermo, e non verrà mai più ritrovato, vivo o morto. Il suo sequestro resta, a sua volta, un caso irrisolto, ma il sospetto che fosse arrivato vicino a una verità scomoda sulla morte di Mattei non ha mai smesso di circolare. Il film di Rosi, uscito nel 1972, vincerà la Palma d'oro a Cannes.

La riapertura e il nulla di fatto giudiziario

Il caso resta sepolto per decenni, fino a quando, negli anni Novanta, il procuratore di Pavia Vincenzo Calia decide di riaprire l'inchiesta. Fa riesumare i corpi di Mattei e Bertuzzi, ancora intatti grazie alla composizione del terreno, e affida nuove analisi balistiche e metallurgiche ai resti del velivolo. Le perizie, depositate nel 1997, concludono qualcosa che l'inchiesta del 1962 aveva escluso: sui rottami si riconoscono tracce compatibili con un'esplosione interna, non con un fulmine né con un cedimento strutturale dovuto al maltempo.

Eppure l'inchiesta di Calia, pur accertando con buona probabilità che si sia trattato di un attentato, non riesce a individuare né gli esecutori né i mandanti. Nel 2003 il caso viene archiviato: i reati, se davvero ci furono, sono comunque prescritti da tempo, e di responsabili non ce ne sono, nemmeno sulla carta.

Oggi, a più di sessant'anni da quella sera di pioggia, resta un presidente di Stato morto mentre sfidava gli equilibri energetici del pianeta, un giornalista scomparso per sempre mentre cercava di raccontarlo, e un'inchiesta che si è chiusa ammettendo quasi certamente il delitto, senza però poter scrivere un solo nome accanto alla parola colpevole. Bascapè resta un campo come tanti altri nella Bassa lombarda. Solo una lapide, lì vicino, ricorda che cosa cadde dal cielo quella sera.

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